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Dokument-Nr. 225
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 08. Dezember 1917

Regest
Die Kritik an Erzberger besonders von Seiten des Zentrums ließ seit Pacellis Bericht vom 22. Oktober 1917 nicht nach. Der Reichstagsabgeordnete Freiherr Frankenstein besuchte Pacelli und bat darum, dem Heiligen Stuhl mitzuteilen, dass Erzbergers Sicht der Außen- und Innenpolitik nicht die Zentrumsfraktion im Reichstag oder die Partei repräsentiere. Pacelli gab zu, dass Erzberger ständig von sich aus Informationen liefere, doch sei er weder die einzige noch die wichtigste Informationsquelle des Heiligen Stuhles. Auch für die Mitteilung von Informationen und Sichtweisen der Minderheiten wäre Pacelli dankbar. Die Unzufriedenheit einer Minderheit im Zentrum mit Erzberger habe sich besonders bei dessen Friedensresolution am 19. Juli 1917 im Reichstag gezeigt. Nur ein Teil der Mehrheit habe hingegen aus Überzeugung zugestimmt, ein anderer habe trotz schwerer Bedenken unter dem Eindruck der Situation für diese gestimmt. Die Teilung entspreche den unterschiedlichen Haltungen zu den Kriegszielen, je nachdem, ob man die volle Unabhängigkeit Belgiens zugestehen möchte. Erzbergers Aktion hatte zur Folge, dass sich eine Reichstagsmehrheit aus Zentrum, Fortschrittspartei und Sozialisten bildete, deren Führer, für das Zentrum Erzberger, Trimborn oder Fehrenbach, sich in den wichtigen Fragen abstimmen und die deutsche Außen- und Innenpolitik bestimmen. Frankenstein und seine Freunde beklagen diese enge und ständige, nicht nur für bestimmte Ziele vorübergehende Verbindung des Zentrums mit Parteien der Linken, die eine Parlamentarisierung und Zentralisierung anstreben, was das Zentrum bislang immer bekämpft habe, und die den Staat von der Kirche trennen und die christliche Idee beseitigen wollen. Diese innenpolitisch konservativen und außenpolitisch pangermanistischen Gruppen neigen der neu gegründeten Vaterlandspartei zu und werden auch von einem Teil des Klerus unterstützt, wie der Kölner Kardinal Hartmann Pacelli bestätigte und Pacelli Gasparri eben am 22. Oktober berichtet hatte; sie waren mit der Päpstlichen Friedensinitiative, die mit dem Programm Erzbergers übereinstimmte, unzufrieden. Mit Kardinal Hartmann stand Pacelli in ständigem Austausch und die Beziehungen erwiesen sich als herzlich, auch wenn ein Besuch in Köln bislang nicht zustande gekommen war. Pacelli wurden Informationen zugetragen, der Kardinal habe sich darüber beschwert, dass der Nuntius ständig mit Erzberger und nicht mit ihm verkehre, obwohl er ihn besser als dieser über die deutschen Katholiken informieren könne. Obwohl dies wegen der dargelegten politischen Meinungsdifferenzen nicht überraschend ist, bittet Pacelli Gasparri um die Erlaubnis, Hartmann in Köln besuchen zu dürfen, und um weitere Anweisungen.
[Kein Betreff]
Confidenziale e personale
Eminenza Reverendissima,
Nel mio rispettoso Rapporto confidenziale del 222 Ottobre p. p. ebbi l'onore di segnalare all'Eminenza Vostra Reverendissima le inimicizie e gli attacchi, cui era fatto segno il Signor Deputato Erzberger, specialmente da parte di ragguardevoli cattolici e membri del Centro. Tali opposizioni non sono cessate né diminuite; anzi alcuni personaggi politici cattolici di parte conservatrice, fra i quali il Barone Frankenstein, noto membro del Reichstag, sono venuti a visitarmi, pregandomi di far conoscere alla Santa Sede che il Signor Erzberger, il quale è ritenuto da molti come la principale fonte d'informazioni della Nunziatura e della stessa Santa Sede, non rappresenta, dal punto di vista sia della politica estera che delle riforme interne, l'intiera frazione del Centro nel Reichstag medesimo, e molto meno l'in-
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tiero partito. Io risposi che senza dubbio il Signor Erzberger fornisce spontaneamente e senza interruzione molte ed importanti notizie, ma non è né l'unico né il più importante informatore, e che, del resto, io sarei riconoscentissimo anche ai membri della minoranza del Reichstag, alla quale i detti Signori appartengono, se a voce od in iscritto volessero anch'essi favorirmi sicuri ragguagli sui vari avvenimenti politici della Germania ed espormi intorno ad essi il loro punto di vista, giacché soltanto dalla conoscenza e dal confronto delle varie tendenze è possibile trarre un giudizio esatto e completo della situazione.
Il malcontento dei menzionati Signori contro il Signor Erzberger fu provocato specialmente dalla famosa dichiarazione per la pace approvata dal Reichstag il 19 luglio scorso. Diede voto contrario una minoranza composta, oltre che dei conservatori e dei nazionali liberali, di cinque membri del Centro: due altri si astennero, giacché, non ostante la loro avversione verso di essa, non volevano assumere, in un così importante momento, un atteggiamento troppo aspro di fronte alla pace. La maggioranza del partito era divisa in due gruppi, dei quali l'uno approvava pienamente il pensiero di Erzberger, mentre l'altro aveva al riguardo più o meno gravi preoccupazioni, e probabilmente si sarebbe schierato contro la proposta, se non fosse stato colto
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di sorpresa ed impressionato dai discorsi dell'Erzberger medesimo nella Commissione del Bilancio.
Una tale divisione della frazione del Centro corrisponde alla diversità di opinioni, che da lungo tempo esiste in seno ad essa circa la questione dei cosidetti scopi di guerra o Kriegsziele. Tutti son d'accordo in ciò che l'integrità territoriale della Germania è inviolabile e deve essere difesa fino all'estremo; tutti sono pure od almeno dicono di essere uniti nel desiderio di una sollecita pace; tutti ammettono del pari che deve essere in ogni caso garantito il libero futuro sviluppo economico della Germania ed il più possibile tutelata la sicurezza della patria. Piani di conquista, brame di annessioni, umiliazione e annientamento dei nemici, come scopi a se stessi, non trovano aperti seguaci nelle file del Centro.
Tuttavia, entro questi limiti si manifesta una profonda divergenza di vedute. Non pochi, infatti, ritengono che senza ingrandimenti di territorio e relative indennità di guerra è impossibile assicurare alla Germania la sicurezza politica ed il necessario sviluppo economico; ed in particolare nella questione del Belgio stimano inammissibile la restaurazione di quel
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paese nella sua piena indipendenza. Per questo motivo la formola di Scheidemann "senza annessioni, senza contribuzioni" incontrò anche in alcuni circoli del Centro la più viva disapprovazione; e nella risoluzione del Reichstag del 19 luglio fu soprattutto la rinunzia alle annessioni ("erzwungene Gebietserweiterungen") che suscitò la maggior opposizione, opposizione divenuta poi sempre più viva dopo i recenti successi degli Imperi Centrali e la quale assai probabilmente aumenterà ancora, se, liberato il fronte orientale, essi potranno svolgere (come qui già si attende) una grande offensiva in occidente contro l'Inghilterra e la Francia.
L'azione di Erzberger ebbe come necessaria conseguenza la formazione nel Reichstag di una maggioranza composta del Centro, dei progressisti e dei socialisti. La comunanza di lavoro fra questi tre partiti è divenuta sempre più stretta; tutte le questioni importanti sono discusse e risolte dai loro capi (il più delle volte colla partecipazione dei nazionali liberali) in riunioni, nelle quali il Centro è rappresentato da Erzberger con Trimborn o Fehrenbach. Il risultato è che i detti partiti presentemente decidono e determinano d'accordo la politica estera ed interna della Germania.
Ora il Barone Frankenstein ed i suoi amici profondamente deplorano tale intima alleanza, -non per modum actus ossia in
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vista di uno scopo speciale, ma per modum habitus, - del Centro con gli altri due sunnominati partiti <di sinistra>3 i quali vogliono la parlamentarizzazione e la centralizzazione della Germania, due tendenze che il Centro aveva fino ad ora fondamentalmente combattute. Né basta; il Centro (osservano pure i detti Signori) si è unito in un lavoro comune con quei partiti, che vogliono eliminare dallo Stato l'idea cristiana e più o meno volgono i loro sforzi a separare la scuola e lo Stato dalla Chiesa, ed anzi si oppongono persino alla adozione di provvedimenti legislativi diretti a proteggere la gioventù dalla letteratura irreligiosa ed immorale.
Questo gruppo di tendenze strettamente conservatrici nella politica interna e pangermanistiche nella politica estera, e che perciò inclina verso il nuovo partito della Patria ( Vaterlandspartei ) capitanato dal famoso Ammiraglio von Tirpitz, è favorito e sostenuto da una notevole parte del clero sia secolare che regolare, ed anche (come mi si assicura ed ebbi già occasione di accennare all'Eminenza Vostra nel mio succitato Rapporto) dall'Eminentissimo Signor Cardinale von Hartmann, Arcivescovo di Colonia. Ai quali tutti, per naturale conseguenza, non è potuta riuscire accetta l'opera di questa Nunziatura, indirizzata ad appoggiare con doveroso zelo l'azione del Santo Padre a favore della pace in conformità delle basi proposte nell'Appello
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Pontificio, e la quale quindi coincideva piuttosto col programma di Erzberger e colla risoluzione del Reichstag che coi postulati del partito della Patria. I cattolici suddetti di vedute conservatrici e pangermanistiche accolsero senza dubbio il sullodato Appello col dovuto rispetto; tuttavia, in realtà, ne furono malcontenti, giacché sembrò ad essi contrario alle loro aspirazioni e favorevole all'Intesa. Perciò tennero a dichiarare che la Nota Pontificia non costituiva una questione di coscienza, né una risoluzione in materia di fede o di morale, né un provvedimento di regime ecclesiastico interno; ed anche quanto ai singoli punti della medesima espressero le loro riserve, specialmente riguardo alla questione del Belgio. (Cfr. anche P. Ehrle S.J., " Die päpstliche Friedensnote an die Häupter der Kriegsführenden Völker vom 1 . August 1917" in Stimmen der Zeit , 94. Band, 1 . Heft, October 19 1 7). Quanto all'Alsazia-Lorena, una tale questione, secondo loro, non esiste nemmeno per la Germania.
Vengo ora più particolarmente alla persona del prelodato Card. von Hartmann. - Già prima che io giungessi in Germania, l'Eminentissimo Arcivescovo di Colonia mi onorava, come l'Eminenza Vostra senza dubbio ricorda, di una frequente e larga corrispondenza; e questa è continuata ininterrottamente dopo il mio arrivo qui, mantenendosi sempre cortesissima ed anzi, se la parola da parte mia non è troppo ardita, cordiale. L'Eminentis-
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simo mi ha più volte interrogato su questioni di diritto (cfr., ad esempio, il mio Rapporto N. 1762 in data del 9 ottobre scorso); ed io, alla mia volta, gli ho testé sottoposto un mio progetto di Istruzione ai Vescovi ed ai Superiori religiosi della Germania intorno al Clero militarizzato, che egli mi ha con sollecitudine restituito, facendo della medesima ampli elogi e chiamandola "vortreffliche, höchst begrüssenswerte Instruktion". -
In occasione del mio primo viaggio a Berlino ed al Quartier Generale, avevo stabilito di recarmi anche a Colonia, come annunziai col mio ossequioso cifrato del 19 Giugno scorso, e di ciò avevo dato rispettosamente preavviso a quell'Eminentissimo; ma all'ultimo momento, essendo venuto a Monaco per alcune ore S. M. l'Imperatore d'Austria, che vi ricevette anche il Corpo Diplomatico, fui obbligato a rimandare quella visita a tempo più opportuno (Cfr. Rapporto N. 440 del 30 Giugno p. p.). Ed infatti, ai primi di Settembre, prevedendo forse per qualche giorno una piccola sosta nel continuo lavoro di questa Nunziatura, mi affrettai di comunicare al Card. von Hartmann il mio proposito di effettuare il desiderato viaggio; senonché mi fu risposto che l'Eminentissimo, pure avendo vivo interesse di parlarmi, si trovava però in quel momento lontano da Colonia per una cura di bagni. D'allora in poi, a causa del sempre più incalzante lavoro cui devo attendere, non ho creduto di potere in coscienza allontanarmi, an-
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che per brevissimo tempo, da Monaco, se si eccettuino le quattro mezze giornate da me consacrate alle visite dei campi di prigionieri di Puchheim e di Ingolstadt. Ma anche di tale impossibilità ho dato con lettera ossequiosissima conveniente avviso al più volte lodato Arcivescovo, pregandoLo di scusare l'involontario ritardo ed assicurandoLo della mia costante brama di esprimergli personalmente i sensi della mia profondissima venerazione e d'ascoltare da Lui quelle importanti informazioni e quei sapienti consigli, che Gli piacesse impartirmi.
Malgrado tutto ciò, seconde quanto mi è stato testé riferito, l'Eminentissimo von Hartmann si sarebbe lamentato di non avere avuto finora con me nessun abboccamento ed avrebbe deplorato che, mentre io tratto continuamente coll'Erzberger, non ho ancora parlato con lui, che potrebbe, assai meglio del detto Deputato e dei suoi seguaci, informarmi sui veri sentimenti della parte intelligente ed assennata dei cattolici della Germania. Sebbene, dopo quanto mi sono permesso di esporre più sopra intorno alle opinioni politiche dell'Arcivescovo di Colonia, tali sue manifestazioni, se pure rispondenti pienamente a verità, non sembrami debbano recare sorpresa, tuttavia ho creduto mio dovere di segnalarle all'Eminenza Vostra, innanzi tutto per chiedere, qualora Ella lo giudichi utile, il permesso di allontanarmi per qualche giorno da Monaco e recarmi a Colonia, ed in secondo luogo per implorare al
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riguardo dall'Eminenza Vostra quelle istruzioni, che stimasse del caso.
Dopo di ciò, mentre colgo questa occasione per umiliare fin da ora all'Eminenza Vostra i più vivi auguri di ogni bene nella ormai prossima ricorrenza delle SS. Feste Natalizie, mi inchino al bacio della Sacra Porpora e con sensi di profondissima venerazione mi pregio confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Protokollnummer rekonstruiert aus Protokollbuch.
2Hds. unterstrichen.
3Hds. eingefügt.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 08. Dezember 1917 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 225, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/225. Letzter Zugriff am: 17.10.2019.
Online seit 24.03.2010, letzte Änderung am 29.09.2014