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Dokument-Nr. 258
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 30. April 1919

Regest
Am 29. April 1919 drangen der Befehlshaber der Roten Armee Süd der Münchener Räterepublik Seyler mit seinem Adjutanten Bongratz und weiteren bewaffneten Soldaten unter Androhung von Gewalt in die Nuntiatur ein, um den Wagen der Nuntiatur zu beschlagnahmen. In Abwesenheit Schioppas verwies Pacelli energisch zum einen auf den Bruch des internationalen Rechts und zum anderen auf die Bescheinigung der Extraterritorialität der Nuntiatur durch den Volksbeauftragten für auswärtige Beziehungen der Räterepublik Dietrich. Als Reaktion strich Seyler dem Nuntius mit einem Revolver über die Brust und zwang ihn dazu, die Garage zu öffnen. Der vorausschauende Chauffeur der Nuntiatur hatte den Wagen jedoch fahrunfähig gemacht. Das Ministerium für militärische Angelegenheiten, das Pacelli benachrichtigen ließ, wiederholte die Forderung nach Beschlagnahmung des Wagens und drohte dem Personal der Nuntiatur mit Inhaftierung. Es gelang, Schioppa zu informieren, der beim Stadtkommandanten Dürr intervenierte. Dessen Sicherheitskräfte kamen in die Nuntiatur und stritten mit Seyler. Nach insgesamt drei Stunden verließen Seyler und Bongratz ohne das Auto die Nuntiatur, nachdem sie von einer Pacelli unbekannten Stelle neue Weisungen erhalten hatten.
Am nächsten Tag befand sich nur Schioppa in der Nuntiatur, als die Eindringlinge des Vortags, ausgestattet mit einer Ermächtigung des Anführers der Roten Armee Egelhofer, wieder erschienen. Nach langen Diskussionen über die Machtbefugnisse zwischen hinzugerufenen Vertretern des Exekutivausschusses und der Stadtkommandantur, die zuerst in der Nuntiatur und dann bei Egelhofer stattfanden, gaben der Exekutivausschuss und die Stadtkommandantur nach, um unnötiges Blutvergießen zu vermeiden. Auf den Protest Schioppas bezüglich der Anerkennung der Extraterritorialität der Nuntiatur und des Bruchs des Völkerrecht drohte Seyler mit der Verhaftung, woraufhin der Auditor nachgab und das Auto abtransportiert wurde. Als sich der von der italienischen Militärmission in Berlin nach München abgeordnete Hauptmann De Luca aus eigener Initiative im Namen der italienischen Regierung beim Oberkommando der Roten Armee für die Rückgabe des Nuntiaturwagens einsetzte, erteilte Egelhofer den Befehl zur unverzüglichen Rückgabe des Nuntiaturwagens, die dann auch durchgeführt wurde. Aufgrund der Intervention des italienischen Attachés beim Schweizerischen Konsulat ließ der Exekutivausschuss der Nuntiatur einen Entschuldigungsbrief zukommen.
Nichtsdestotrotz und angesichts der gegen die Nuntiatur ausgesprochenen Drohungen übernachten Pacelli und Schioppa einige Tage außerhalb der Nuntiatur. Inzwischen findet in München ein Kampf zwischen der Roten und der Weißen Armee statt; letztere möchte Bayern nach Aussage Pacellis von der sehr harten russisch-jüdisch-revolutionären Tyrannei befreien.
Betreff
Attentati contro la Nunziatura
Eminenza Reverendissima,
Ieri Martedì 29 Aprile corrente, poco dopo le ore tre pomeridiane, venne alla Nunziatura il Comandante dell'Armata rossa del Sud, Seyler, col suo aiutante Brongratz [sic] ed altri soldati armati con fucili, revolvers e bombe a mano. Dopo aver intimidito, colla minaccia di esplodere le bombe medesime, il servo della Nunziatura che aveva aperto loro la porta, entrarono colla forza, dichiarando che volevano impadronirsi dell'automobile della Nunziatura (splendida carrozza cogli stemmi pontifici), e chiesero di parlare immediatamente col Nunzio. Trovandosi in quel momento Monsignor Uditore fuori di casa, mi presentai io stesso a quei forsennati, feci rilevare al Comandante che il pene-
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trare violentemente nella Nunziatura ed il requisire manu militari l'automobile costituivano due flagranti violazioni del diritto internazionale vigente presso tutti i popoli civili, e gli mostrai altresì <il>1 certificato di extraterritorialità rilasciato dal Commissario del popolo per gli Affari Esteri, di cui ebbi l'onore di riferire all'Eminenza Vostra Reverendissima nel mio rispettoso Rapporto N. 12572. Per tutta risposta l'aiutante mi spianò la rivoltella contro il petto, ed il Comandante – orribile tipo di delinquente –, dopo aver dato ai suoi satelliti l'ordine di tener pronte le bombe a mano, mi disse insolentemente che qualsiasi discorso era inutile e che egli doveva aver subito l'automobile per recarsi al fronte. Replicai con energia che protestavo contro l'attentato, ma che, di fronte alla brutale violenza, permettevo al servo anzidetto di aprire il garage.
Il Seyler col seguito si recò allora colà, e, mercé l'aiuto di uno chauffeur venuto insieme a lui, cercò di porre in movimento l'automobile; opera ardua, perché lo chauffeur della Nunziatura, in previsione dell'accaduto, aveva tolto dalla macchina un pezzo essenziale al suo funzionamento. Mentre quei delinquenti, infuriati per l'incontrato ostacolo, erano
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intenti al lavoro, feci telefonare al competente Ministero degli Affari Militari. La risposta fu però poco incoraggiante: se l'automobile non veniva immediatamente consegnato, la Nunziatura sarebbe stata bombardata e tutta la banda (sic)2, ossia il personale della Nunziatura medesima, sarebbe stata arrestata. Fallita questa prova, e malgrado la difficoltà derivante dal fatto che una sentinella armata sorvegliava il telefono, riuscii a far avvertire Monsignor Schioppa, affine di tentare un passo presso il Comandante della città. Questi infatti, interessato subito da Monsignor Uditore, capì la situazione; e verso le cinque, cioè ben due ore dopo che la Nunziatura era stata invasa, giunsero tre agenti di sicurezza, i quali intimarono al Comandante della Guardia Rossa di desistere dalla sua impresa. Siccome però costui, in quanto appartenente al Comando superiore, sosteneva di non dover sottostare agli ordini dal Comandante della città, sorse fra le due parti un forte diverbio, finché, come a Dio piacque, alle ore sei, in seguito a nuove istruzioni di non so quali Autorità, l'intraprendente Seyler si allontanò, lasciando l'automobile. Così nella Nunziatura tornò la quiete, ma
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soltanto per poco.
Stamane io mi trovavo nella Clinica del Prof.  Jochner, ove, avendo avuto recentemente un forte'attacco d'influenza ed essendo sofferente di stomaco, sono sottoposto ad una cura speciale. Monsignor Schioppa era in Nunziatura. Verso le 9 si ripresentarono gli stessi due individui, cioè il Comandante dell'Armata Rossa del Sud ed il suo aiutante, accompagnati da altri soldati armati e muniti dì un foglio firmato da Egelhofer, Capo Supremo dell'Armata Rossa, che li autorizzava a requisire l'automobile della Nunziatura.
Immediatamente per telefono furono avvertiti della cosa tanto il Comitato esecutivo, quanto il Comando della città. Infatti arrivarono alla Nunziatura con ogni sollecitudine in due automobili un membro del Comitato anzidetto con militari armati, ed in altro, automobile una diecina di soldati della polizia del Comando della città. Si animò una movimentata discussione sulla competenza dei poteri e la cosa minacciava di andare per l'eternità e forse di finire male; quando fu proposto che i due venuti per la requisizione insieme al membro del Comitato esecutivo si portassero dall'Egelhofer. Dopo una non breve attesa essi ritornarono in un'automobile, questa volta munita di una
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mitragliatrice, e con un non indifferente numero di soldati con fucili e bombe a mano. Il membro del Comitato esecutivo allora dichiarò a Monsignor Uditore, che il Comitato medesimo non poteva fare alcun che per evitare il sequestro dell'automobile, trattandosi di un provvedimento di indole militare. La stessa dichiarazione fecero i soldati del Comando della città, aggiungendo che avrebbero ben potuto impegnare una lotta a mano armata contro quelli della Guardia rossa, ma che era più umano risparmiare spargimento di sangue.
Monsignor Schioppa con la più viva energia protestò contro l'atto di violenza che si voleva commettere, facendo inoltre rilevare che anche in Russia ed in Ungheria si rispettavano le prerogative del Corpo diplomatico e che non si poteva comprendere come membri del Comitato esecutivo e soldati della Repubblica dei Consigli non rispettassero le disposizioni e la firma dei loro Ministri, i quali avevano riconosciuto la extraterritorialità della Nunziatura. A questo punto il Comandante dell'Armata Rossa del Sud con tono imperioso ed arrogante si rivolse a Mons. Uditore e gli disse: "Non una sola parola di più; altrimenti sarà arrestato in questo stesso momento!" A tale minaccia bisognò cedere, non senza pero che prima Monsignor Schioppa avesse fatto
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chiaramente notare che si cedeva soltanto dinanzi alla violenza e che il Comitato esecutivo sarebbe responsabile delle conseguenze di questo atto di violazione del diritto internazionale.
Mentre però si procedeva al trasporto dell'automobile, il Capitano dell'esercito italiano Signor De Luca, distaccato a Monaco dalla Missione militare di Berlino ed ottimo Signore, avendo appreso quanto accadeva, si portò al Comando Supremo dell'Armata Rossa, e (di sua esclusiva iniziativa, anzi ad insaputa della Nunziatura) richiese a nome del Governo italiano il rilascio dell'automobile, protestando contro quanto era avvenuto. Il passo ebbe felice risultato, giacché l'Egelhofer consegnò al suddetto Signor Capitano un ordine per l'immediata riconsegna, della vettura. Così fu potuto riavere l'automobile, che già era stato trasportato al garage della Ditta Benz per le opportune riparazioni. Ivi fu mostrato l'ordine dell'Egelhofer, dinanzi al quale i due venuti per la requisizione dovettero cedere, non senza prima avere con la bile sulle labbra pronunziate parole di minaccia, fra le quali quella che tutta la banda (la Nunziatura) dovrebbe essere cacciata in carcere!
Anche l'addetto italiano al Consolato svizzero (che è stato incaricato della protezione degli italiani durante la
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guerra), essendo venuto an [sic] conoscenza della cosa, si recò al Comitato esecutivo e da questo ebbe una lettera di scuse per quanto era accaduto alla Nunziatura e l'assicurazione che il deplorevole fatto non si sarebbe più ripetuto, nonché la conferma di quanto già aveva dichiarato il Comandante in capo dell'Armata Rossa al Capitano De Luca.
Così l'automobile fu potuto ricondurre [sic] alla Nunziatura insieme ai cerchioni di gomma che erano stati anche pretesi: ma rimangono l'atto di violenza contro il Rappresentante Pontificio, la violazione del diritto di extraterritorialità e le minaccie scagliate contro la Nunziatura, le quali, dato lo stato di eccezionale eccitamento che qui regna ed il duplice scacco subito dal Comandante dell'Armata Rossa del Sud e dal suo degno aiutante, potrebbero essere attuate ed hanno perciò consigliato tanto me quanto Monsignor Uditore a dormire fuori di casa per qualche notte, lasciando naturalmente ben custodito il palazzo della Nunziatura.
L'avvenimento si è svolto all'eco del cannone, che da ieri rimbomba quasi ininterottamente [sic] in Monaco, nella lotta fratricida impegnata fra l'Armata Rossa della Repubblica dei Consigli e l'Armata Bianca lottante per la liberazione della capita
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le della Baviera dalla durissima tirannia russo-giudaico-rivoluzionaria.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Pacelli Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Hds. eingefügt.
2Vermerk „(sic)" im Original.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 30. April 1919 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 258, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/258. Letzter Zugriff am: 19.07.2019.
Online seit 20.12.2011, letzte Änderung am 23.02.2017