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Dokument-Nr. 318
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 03. März 1919

Regest
Pacelli berichtet ausführlich über die Bedeutung und Vorzeichen der zweiten Revolution in München. Diese sei wesentlich gewaltsamer gewesen als die erste. Als Ursache der ersten nennt Pacelli den unglücklichen Ausgang des Krieges, Ursache der zweiten dagegen sei eine soziale Entwicklung nach links und zum Rätesystem. Die Attentate auf Eisner und Auer hätten dann die Situation zur Eskalation gebracht. Die erste Revolution sei das Werk weniger Menschen gewesen, vor allem aber das Eisners, der sich, was völlig neu gewesen sei, nicht nur auf die Arbeiter und Soldaten, sondern auch auf die revolutionären Bauern stützen wollte. Pacelli nimmt an, dass die aus der ersten Revolution entstandene provisorische Regierung ihr Versprechen in der Proklamation vom 8. November 1918 halten wollte. Geplant war die Bildung einer verfassunggebenden Versammlung, die dem Land eine Grundlage zum Wiederaufbau und ein System geben wollte, gemäß dem Landtag und Bauern-, Arbeiter- und Soldatenräte gemeinsam hätten regieren sollen. Dies war die Lage am Vorabend der zweiten Revolution. Vertreter des auf Gewerkschaften basierten offiziellen Sozialismus hätten sich im Laufe der Revolution im Hintergrund gehalten, seien aber schließlich mit in sie verwickelt worden. Ihre Zustimmung zu dieser Entwicklung habe ihren Fortgang dann begünstigt. Der Sozialismus habe sich dann zwischen drei möglichen Wegen entscheiden können: sich der Revolution anschließen und auf wesentliche Aspekte seiner Politik verzichten, Kompromisse mit der neuen Politik schließen oder sie vollständig ablehnen. Man schlug dann den zweiten Weg der Kompromisse ein. Die Revolution habe das Proletariat in drei Teile gespalten, von denen ein Teil die Fortführung radikaler Methoden forderte, was ursächlich für die zweite Revolution gewesen sei. Eisner hatte zur Mäßigung aufgerufen, jedoch ohne Erfolg: Die Spannung zwischen dem Räte- und dem demokratischen System wurde nach den Wahlen ständig größer. Pacelli bezeichnet diese neue Regierung als deutlich linker und als Wiederaufnahme der bolschewistischen Gewalt in Deutschland. Unglücklicherweise werde diese Entwicklung von den Ländern der Entente nicht ernst genug genommen; sie befürchteten, eine neue Bedrohung könne von Deutschland – wenn hier die Ordnung wiederherstellt werden würde – ausgehen und reagierten mit der Forderung nach immer härteren Friedensbedingungen. Dabei, so Pacelli, hänge der Ausgang des deutschen Machtkampfes von den Staaten der Entente ab, denn wenn die Friedensbedingungen noch härter und die wirtschaftliche Situation in Deutschland noch schlechter würde, würde das die Macht der Bolschewisten umso mehr stärken und die soziale Zerstörung Europas verursachen.
Betreff
Il significato, i prodromi ed i moniti della seconda rivoluzione in Monaco
Eminenza Reverendissima,
Credo che non riuscirà discaro all'Eminenza Vostra Reverendissima, attesa la gravità degli avvenimenti qui svoltisi in questi ultimi tempi, che io esponga in un rapporto riassuntivo il significato ed i prodromi della seconda rivoluzione in Monaco.
La prima rivoluzione del 7 Novembre 1918 si svolse in forma relativamente assai più calma dell'impetuoso sconvolgimento del 20 Febbraio scorso. Tutto ciò, che le tendenze moderate erano riuscite a ricostruire in tre mesi e mezzo di lavoro e di sacrificio, è stato nuovamente abbattuto d'un colpo. Le conquiste democratiche di tutto questo periodo sono state messe in pericolo e vengono recisamente respinte dai capi radicali della seconda rivoluzione. Il Landtag, il quale colla formazione di Gabinetto secondo le regole parlamentari avrebbe dovuto dare alla Baviera un Governo regolare, non poté riunirsi che per pochi minuti in mezzo alle scene più tragiche, ed il potere fu assunto da un Consiglio centrale rivoluzionario. Gli elementi più avanzati proclamarono la
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Baviera repubblica dei Consigli (Räterepublik), Monaco venne dichiarata in istato d'assedio, il proletariato fu armato. Gli sforzi per raggiungere la unione di tutti i partiti socialisti "nella lotta contro la reazione" vennero ripresi non senza successo sotto l'impressione degli attentati contro Eisner ed Auer. Si riuscì a stabilire una base d'intesa, alla quale aderirono i socialisti maggioritari ed i capi degli indipendenti, ma che non fu invece accettata dai comunisti e dagli spartachiani, i quali non ammettono se non il sistema dei Consigli e vogliono riservata la suprema potestà legislativa ed esecutiva, con esclusione del Governo e del Landtag, soltanto ad un parlamento dei Consigli medesimi (Räteparlament) formato da proletarii socialisti e da contadini rivoluzionari. In luogo dei Ministri debbono funzionare delegati del popolo, i quali però non hanno vero e proprio potere esecutivo, ma sono soltanto organi dei Consigli rappresentanti la dittatura del proletariato.
Mentre la rivoluzione del 7 Novembre 1918 ebbe origine dall'infelice esito della guerra e dalle sue ripercussioni all'interno, la rivoluzione dello scorso febbraio e invece conseguenza di una evoluzione verso sinistra e verso il sistema dei Consigli. Gli attentati contro Eisner ed Auer sono stati non la causa, ma soltanto l'occasione che ha fatto scoppiare il nuovo incendio.
Occorre in omaggio alla verità riconoscere che il Governo provvisorio, formatosi dopo la prima rivoluzione, non era venuto del tutto meno alle promesse date al popolo bavarese col proclama dell'8 Novembre 1918, in quanto riguardavano la indizione delle elezio-
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ni e la convocazione di un'Assemblea costituente, la quale, eletta con libero suffragio a base amplissima, avrebbe dovuto dare al Paese un nuovo Governo e con ciò i fondamenti per la sua ricostituzione politica ed economica. Lo stesso Eisner, che era pure sostenitore precipuo del sistema dei Consigli, sui quali si appoggiava, non ha tuttavia mai respinto in massima il Landtag, ma voleva correggerne l'attività e le funzioni mediante i Consigli medesimi. Questo suo punto di vista di un sistema misto era anzi riuscito dentro certi limiti a prevalere, in quanto cioè anche il Ministro dell'Interno Auer, il quale era considerato come contrario ai Consigli, e la Conferenza dei socialisti maggioritari si erano avvicinati al concetto di includere i Consigli anzidetti nella Costituzione e nell'organismo amministrativo. La frazione socialista del Landtag era stata incaricata di agire in tal senso, e il Congresso dei Consigli degli operai, dei soldati e dei contadini era nella sua maggioranza d'accordo con tale programma.
Tale era la situazione politica la mattina del 21 Febbraio. Essa poteva sembrare ancor più favorevole per il fatto che nella notte dal Giovedì al Venerdì il Consiglio dei Ministri aveva deciso all'unanimità di rassegnare le dimissioni nelle mani del Landtag legittimamente eletto e di proporre ad esso d'incaricare il Ministero provvisorio della ulteriore trattazione degli affari sino alla costituzione del nuovo Gabinetto. Invece in quel giorno stesso la Baviera fu precipitata in una catastrofe, la cui estensione ed il cui esito non è ancor oggi possibile di misurare com-
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pletamente!
A meglio intendere il significato e la portata della seconda rivoluzione di Monaco, giova non poco ricordarne i prodromi. La rivoluzione del 7 Novembre 1918 scoppiò come una improvvisa esplosione fra il sordo fermento delle masse esasperate contro l'antico regime, ma in realtà fu opera di pochi. Lo stesso Eisner, che ad essa diede lo spirito direttivo e l'orientazione politica, ebbe a dichiarare una volta testualmente al Consiglio nazionale provvisorio: "In undici persone, fra uomini e donne, abbiamo fatto la rivoluzione". Oltre che sugli operai e sui soldati Eisner volle appoggiarsi altresì – ed anche ciò fu cosa assolutamente nuova – sui contadini bavaresi rivoluzionari, di cui era personificazione Ludovico Gandorfer. Così la triade della rivoluzione si delineava già chiaramente sin dal 7 Novembre: operai, soldati e contadini rivoluzionari.
Il vecchio socialismo ufficiale, il quale era basato sul sistema dei Sindacati e quindi rappresentava l'evoluzionismo piuttosto che la rivoluzione, si era tenuto sino allora esitante in disparte. Esso venne però trascinato dalla corrente impetuosa di quello sconvolgimento e la sua adesione assicurò il successo della rivoluzione.1 Tuttavia per il fatto stesso che questa non era opera sua, i suoi capi sin dal principio rimasero agli occhi delle masse molto indietro, per influenza e considerazione, degli attori del 7
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Novembre.
In tal guisa il socialismo ufficiale si venne all'improvviso a trovare di fronte a tre possibili vie: o rinunzione [sic] a punti essenziali del suo programma, e soprattutto dei suoi metodi, e unirsi senz'altro alla spinta rivoluzionaria, o conchiudere compromessi colle nuove idee, ovvero infine respingerle. Esso scelse la seconda di queste vie, e si studio incessantemente di trovare un accomodamento fra l'idea dei Consigli, frutto della rivoluzione, e la sua originaria fede democratica, sebbene tale lavoro fosse sin dal principio reso assai malagevole dagli elementi radicali, i quali cercavano d'influire sulle masse in senso comunistico, ed anche dall'atteggiamento dei socialisti indipendenti.
Così la rivoluzione di Novembre non portò alcuna unione del proletariato, ma lo spezzamento in tre partiti, (socialisti maggioritari, indipendenti, comunisti o spartachiani), quantunque con assai diverso numero di aderenti. È naturale che il partito più piccolo per numero fosse quello che maggiormente si agitasse per non lasciar procedere il movimento in modo calmo, ma per mantenerlo invece in continuo corso. Questa agitazione non e ancora venuta a termine, ed in essa devono ricercarsi i germi della seconda rivoluzione.
Eisner stesso sentì che la prima rivoluzione non aveva dato un esito definitivo. Perciò egli nelle ultime settimane cercò ripetutamente di ammonire a sinistra ed a destra
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di astenersi da atti di violenza, ed anche nel suo ultimo discorso al Congresso dei Consigli esclamò: "Vi scongiuro, nessuna irriflessione, nessuna rivoluzione con assassini e tumulti e saccheggi! Io debbo pur lavorare nel Landtag; lasciateci dunque svolgere là l'opera nostra".
Nelle prime sedute dei Consigli degli operai, dei soldati e dei contadini dopo la rivoluzione del Novembre, e nello stesso Consiglio nazionale provvisorio, cui parteciparono anche rappresentanti della borghesia, le divergenze non si manifestarono così aspre come negli ultimi tempi. Quelle sedute ebbero in prima linea lo scopo di informare e di orientare le masse; il Landtag, del resto, era ancora abbastanza lontano. Ma dopoché la rappresentanza popolare fu eletta ed il risultato delle elezioni ebbe dato un sicuro quadro delle future forze politico-parlamentari, dopoché l'organizzazione dei Consigli, superate le prime incertezze, cominciò ad esercitare la sua influenza ed a svolgere la sua attività politica, allora apparve in tutta la sua ampiezza il contrasto tra il potere dei Consigli e la democrazia parlamentare. L'eccitazione e la tensione crebbero di giorno in giorno, e si concretarono, nei Consigli degli operai, dei contadini e dei soldati, in forti rivoluzioni circa il controllo dell'amministrazione governativa da parte del proletariato,
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circa la necessità di educare l'esercito secondo lo spirito delle masse, ecc. Dal canto loro, i comunisti intensificarono i loro sforzi per guadagnarsi il proletariato, sopprimere l'idea dei Sindacati e spingere la guerra contro la borghesia con tutti i mezzi.
I prodromi della seconda rivoluzione raggiunsero sotto questo riguardo il loro punto culminante nell'Ultimatum di Spartaco del Consiglio degli operai di Monaco (Cfr. Rapporto N. 11961 del 3 Febbraio scorso) e nella dimostrazione di Domenica 16 Febbraio p. p. (Cfr. Rapporto N. 12116 del 17 d. m.).
Intanto si radunò in Monaco in sessione straordinaria il Congresso dei Consigli, il quale, sotto la guida di Eisner, cercò di assicurare che l'istituto dei Consigli medesimi venisse compreso e consacrato nella Costituzione.
Da parte sua, la borghesia pose fin dal principio, com'è naturale, tutte le sue speranze nel Landtag, da cui aspettava la fine di questo triste e pericoloso stato provvisorio e la costituzione di un forte Governo. L'esito delle elezioni rendeva possibile la formazione così di un Gabinetto socialista-democratico, come di un Ministero di coalizione di tutti i partiti. – Alla borghesia medesima eran già noti, per la loro lunga attività parlamen-
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tare, i Ministri socialisti maggioritari Auer, Timm e Rosshaupter, come partigiani di una democrazia, la quale avrebbe lasciato anche alle classi borghesi diritto e possibilità di esistenza, mentre che Eisner rappresentava ai suoi occhi il polo opposto e il nemico mortale delle classi suddette. Quanto più profondo quindi diveniva il contrasto fra Auer e Eisner, tanto maggiore diveniva l'avversione della borghesia contro quest'ultimo; tuttavia essa ed i suoi organi, pur combattendo assai vivamente il Ministro Presidente, intesero di abbatterlo soltanto coi mezzi parlamentari e perciò reclamavano sempre più energicamente la convocazione del Landtag. La borghesia si contentò di proteste contro i procedimenti del Governo, di cui l'Eisner era responsabile, e condannò quindi anche la sommossa dei marinai del 19 Febbraio, che aumentò l'eccitazione delle masse, diede nuove forze alle correnti radicali nel Congresso dei Consigli ed affrettò lo scoppio della bufera.
La seconda rivoluzione, rappresentando così un nuovo passo verso sinistra ed una violenta ripresa delle agitazioni spartachiane o bolsceviche, ha un significato profondo e pieno di tremendi moniti, che non pare sia stato compreso in tutta la sua pienezza nei paesi dell'Intesa. La stampa, specialmente
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francese, la quale vide già nei moti di Novembre una farsa inscenata dalla incorreggibile malafede della Germania, per ottenere meno gravi condizioni di pace, adesso che tutta la parte sana del popolo tedesco lotta disperatamente per liberare l'organismo sociale dal veleno dissolutore del bolscevismo, sembra unicamente preoccupata ed allarmata ogni volta che l'ordine accenna a ristabilirsi, per timore che la Germania riordinata mediti la rivincita, e sotto forma di garanzie reclama sempre più dure condizioni di pace. Ora invece è chiaro che, se l'insurrezione in Germania si generalizzerà e vincerà, se i soviets spartachiani si stabiliranno dappertutto e regneranno colla violenza, gettando il Paese in un'anarchia simile a quella sotto cui geme la Russia, non sole la Germania stessa, divenendo insolvibile, non pagherà le indennità di guerra, non solo la pace non potrà essere ristabilita nel mondo, ma anche le altre Nazioni europee, e soprattutto l'Italia e la Francia, si troveranno gravemente esposte e minacciate dal contagio bolscevico. D'altra parte, e pure indubitato che l'esito della lotta interna, la quale si combatte attualmente in Germania, dipende in gran parte dall'attitudine dell'Intesa. Se questa vorrà imporre condizioni, le quali non si limitino alle giuste riparazioni, ma diano al popolo tedesco il sentimento di essere ridotto in perpetuo servaggio, se, mentre lo stesso rapporto ufficiale della Commissione inglese ha dovuto constatare le condizioni disperate in cui si trova la Ger-
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mania per rapporto ai viveri, l'Intesa negherà o tarderà ancora ad inviare soccorsi, il bolscevismo trionferà irresistibilmente e la distruzione sociale sarà scatenata in tutto il mondo.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Textpassasge "Mentre la rivoluzione 7v […] rivoluzione" hds. am linken Seitenrand markiert, vermutlich vom Empfänger.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 03. März 1919 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 318, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/318. Letzter Zugriff am: 24.09.2020.
Online seit 04.06.2012, letzte Änderung am 29.09.2014