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Dokument-Nr. 4021
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 17. Oktober 1917

Regest
Pacelli berichtet über seinen Besuch im Kriegsgefangenenlager Puchheim, wo sich etwa 600 Franzosen und mehr als 1.000 Russen befinden. Neben Torricella begleiteten ihn General Voetter und Prinz Oettingen-Wallerstein. Den Text seiner Ansprache an die Franzosen fügt er bei. Nach Worten der Ermutigung erteilte er den Apostolischen Segen und verteilte die vom Papst gespendeten Essenspakete und Medaillen. Der gefangene französische Priester Deschamps übt die Gefangenenseelsorge für die Katholiken aus. Wegen der ständigen Präsenz der deutschen Wächter konnten sich die Kriegsgefangenen gegenüber dem Nuntius nicht frei äußern. Ein Franzose klagte ihm gegenüber über die unzureichende Nahrungsversorgung; Hilfspakete aus der Heimat kämen nicht an. Die Essensrationen scheinen dem Nuntius unzureichend zu sein. Der Nuntius besuchte auch Kapelle und Lazarett und glaubt, die Großherzigkeit des Papstes habe den Gefangenen in ihren Leiden den Trost des Glaubens und der Nächstenliebe gebracht.
Betreff
Visita al campo dei prigionieri di Puchheim
Eminenza Reverendissima,
In conformità alle venerate istruzioni impartitemi dall'Eminenza Vostra Reverendissima mediante il Suo cifrato del 26 agosto scorso, e dopo aver compiuto le non brevi pratiche necessarie sia presso queste Autorità militari sia colla Svizzera per la spedizione dei pacchi, di cui mi permisi intrattenere l'Eminenza Vostra col mio rispettoso Rapporto N.º 638 1, ho potuto finalmente oggi visitare il campo dei prigionieri di Puchheim, ove sono alloggiati oltre seicento prigionieri francesi e più di mille russi, quasi tutti semplici soldati o sottufficiali.
Giunto al campo suddetto, accompagnato dal Segretario della Nunziatura, dal Generale Voetter e da S. A. il Principe Oettingen-Wallerstein, Luogotenente à la suite der Armee, messo a mia disposizione da questo Ministero della guerra, ho trovato tutti i prigionieri (ad eccezione dei malati
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e di quelli che si trovano occupati nei lavori dei campi) riuniti, nonostante la temperatura assai fredda, in un piazzale all'aperto; e fatti avvicinare a me i francesi (ai quali soli per causa della lingua mi era possibile parlare) ho rivolto loro le seguenti parole:
"Mes chers amis. – J'éprouve une profonde émotion et une véritable satisfaction à me trouver en ce moment au milieu de vous, et à pouvoir vous exprimer de vive voix les sentiments de paternelle tendresse et de dévoûment affectueux, dont ne cesse de vous entourer dans toutes vos épreuves Celui que je représente ici, votre père et le mien, le Souverain Pontife.
Vous savez tout ce que le Pape Benoit XV a fait déjà, et tout ce qu'il voudrait faire encore pour soulager le sort des malheureux prisonniers. Lorsque je travaillais auprès de Lui au Vatican, que de fois je fus ému en constatant, au moment où Il me donnait Ses ordres, à quel point Notre Très Père poussait Sa bienveillante sollicitude pour les prisonniers. On peut dire qu'Il ne cesse de penser à eux, de réfléchir aux moyens possibles d'adoucir les tristesses de leur situation.
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Comme je voudrais vous faire sentir profondément, mes amis, cette tendresse du Pape! C'est en Son nom et c'est avec Son grand cœur que je vous dis: Courage et confiance! Si, à certains moments, votre vie actuelle vous parait plus lourde, rappelez-vous tout de suite que Quelqu'un porta par amour, par dévoûment pour nous une Croix encore plus pesante et non moins sanglante, et cherchez dans la prière une nouvelle force pour gravir votre Calvaire!
Votre Croix, elle est alourdie par la pensée de vos familles, de cette séparation si pénible d'avec tous ceux que vous aimez, par la pensée même que votre propre captivité les fait souffrir. C'est aussi la prière qui vous consolera, parce que la prière vous rapprochera de ceux qui prient pour vous dans le même instant peut-être où vous priez vous-même pour eux.
Oui, c'est au pied de la Croix, c'est sur le Cœur de Notre Seigneur que vous trouverez le plus sûrement un peu de consolation dans vos épreuves, plus de force pour les supporter avec une vaillance digne des chrétiens et des français.
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De cette consolation et de cette force le foyer visible est, vous le savez, dans le cœur même du Pape. C'est à cette source vivante que je vais puiser la bénédiction qu'en Son nom et de par Sa volonté expresse, je vais faire descendre sur vous, comme le gage de Son amour inépuisable, de Son dévoûment inlassable pour vous qui êtes Ses fils et qui Lui êtes d'autant plus chers que vous êtes plus malheureux."
Dopo di che, impartita la benedizione, feci subito la distribuzione dei pacchi, i quali si trovavano già disposti ai miei lati su due grandi tavole. Ognuno di essi era involto con della carta portante impressa la tiara pontificia e la scritta "Il Santo Padre offre benedicendo", e conteneva 200 gr. di cioccolata, 1 pacchetto di biscotti, 6 pacchetti di sigarette americane, 125 grammi di sapone, 1 déjeuner di cioccolata al latte, 100 gr. di thé, 200 gr. di zucchero. Al sacerdote francese Deschamps, anch'egli prigioniero di guerra, il quale ha la cura spirituale dei cattolici detenuti in quel campo, affidai l'incarico di distribuire le medaglie, che io aveva portate meco, a coloro che egli credeva più opportuno,
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avuto riguardo alla religione ed ai principi da essi professati. Cominciò allora a passare dinanzi a me la lunga e pietosa fila dei prigionieri (il cui martirio dura per molti da oltre tre anni), la maggior parte laceri, pallidi, smunti, alcuni, specialmente fra i russi, dai volti quasi inebetiti. Tutti, francesi, russi cattolici, russi scismatici (ad eccezione soltanto dei russi ebrei), mi baciavano rispettosamente l'anello, ringraziavano commossi, e più di uno mi pregò di esprimere a Sua Santità i sentimenti della più viva riconoscenza per la Sua carità e per la Sua degnazione. Io dicevo loro qualche parola di conforto e procuravo informarmi del loro stato; ma era ad essi impossibile di aprirsi sinceramente, giacché ci trovavamo sempre circondati da ufficiali tedeschi, i quali, specialmente allorché qualche prigioniero mostrava di volersi trattenere meco, si avvicinavano ancor più colla manifesta intenzione di ascoltar meglio la nostra conversazione. Così, sotto lo sguardo vigile dei loro custodi, la maggior parte di essi rispondeva mestamente di trovarsi bene; alcuni, non avendone forse la forza, mi fissavano, senza proferir parola, cogli occhi muti, dolenti, angosciosi. Soltanto alla fine della visita riuscii, eludendo
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per un momento la vigilanza degli ufficiali, a parlare liberamente, pur colla massima circospezione, con un francese. Egli mi confidò le sofferenze morali dei poveri prigionieri, mi disse che il vitto è del tutto insufficiente e che i pacchi inviati dalle famiglie spesso non vengono consegnati o ne viene sottratta parte del contenuto.
Finita la distribuzione dei pacchi, fui accompagnato dal suddetto Generale Voetter e dal Comandante locale a visitare il vasto campo. Vidi due delle baracche di legno abbastanza pulite, nelle quali su poveri pagliericci, disposti l'uno vicino all'altro sopra due ordini di tavolato, dormono i prigionieri. Poi venni condotto in una delle cucine, ove dentro tre grosse pentole bollivano degli erbaggi; avrebbe dovuto esservi anche della carne, di cui tuttavia si riusciva a stento a trovare le traccie [sic]. Ogni prigioniero riceve a mezzogiorno poco più di un litro di quella non molto sostanziosa minestra, ed inoltre una pagnotta del pessimo pane, in verità comune qui a tutti, che deve loro bastare per quattro o cinque giorni. Visitai quindi la cappella, semplice ma conveniente; lo stabilimento per disinfezioni e per bagni, ampio e ben tenu-
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to; il lazzaretto per le varie categorie di malati, diretto da un vecchio ufficiale medico, che mi sembrò uomo bonario e di cuore per i suoi infermi, la cosidetta biblioteca; e finalmente il piccolo cimitero, ove riposano i poveri prigionieri (relativamente, a dire il vero, non troppo numerosi) defunti durante la loro cattività.
Nel ripartire ebbi il mesto, ma riconoscente saluto dei prigionieri, ai quali la pietosa ed inesauribile carità del Santo Padre ha portato il balsamo della fede e dell'amore nelle loro indicibili sofferenze, di cui io ho potuto soltanto intravedere la profondità.
Fra giorni visiterò l'importante campo di Ingolstadt, ove si trovano detenuti, oltre i semplici uomini di truppa, molti ufficiali.
Chinato al bacio della S. Porpora con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di rassegnarmi
dell'Eminenza Vostra Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1"N°. 638" hds. eingekreist und am rechten Seitenrand hds. von fremder Hand, vermutlich vom Empfänger notiert: "m".
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 17. Oktober 1917 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 4021, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/4021. Letzter Zugriff am: 17.10.2019.
Online seit 24.03.2010