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Dokument-Nr. 6019
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 07. Juni 1918

Regest
Der österreichisch-ungarische Gesandte in Bayern, Graf von Thurn und Valsássina, wurde vom Kaiser über Pacellis Romreise informiert und versicherte, Österreich werde ein durch den Heiligen Stuhl vermitteltes italienisches Friedensangebot annehmen, solange die Integrität der Monarchie nicht in Frage gestellt werde (eine ähnliche Formulierung beinhaltete das Schreiben mit den österreichischen Kriegszielen). Pacelli hat nachgefragt, ob damit die Unveränderlichkeit der österreichisch-italienischen Grenze mit Ausnahme von kleinen Berichtigungen gemeint sei, oder ob dort Gebietsabtretungen an Italien möglich seien, wenn Österreich anderswo, etwa in den Kolonien, dafür Kompensationen erhalte. Der Graf hatte hierüber keine Weisung und konnte nur seine persönliche Sicht erklären, nach der die zweite Möglichkeit auszuschließen sei, da Italien keine Kolonien besitze, an denen Österreich interessiert sei und auch die öffentliche Meinung dies ausschließe. Österreich sei siegreich und bereit, die von ihm besetzten italienischen Gebiete zu restitutieren. Pacelli zeigte Verständnis, erklärte gleichwohl, ein Opfer, das Österreich brächte, würde ihm einen unvergleichbaren Lohn im Urteil der Geschichte und dem Kaiser den Titel Friedenskaiser eintragen. Was die beiden von Gasparri durch Maglione und den argentinischen Gesandten vorgebrachten Ideen anging, die mündlich in Berlin zu besprechen waren, bediente sich Pacelli der Vermittlung Rattis, der auf der Durchreise war und von Hertling empfangen werden sollte. Ratti sollte die Dokumente an Gasparri zurückschicken und Pacelli informieren, doch hattte er von ihm bisher noch keine Nachricht. Der bayerische Außenminister berichtete Pacelli nach seiner Rückkehr aus Wien, Österreich habe inzwischen eine neue Offensive gegen Italien vorbereitet, wenn auch aus Angst vor einem Verrat der Slawen vorübergehend verschoben, was wenig Vertrauen in dessen Friedenswillen aufkommen lasse.
Betreff
Trattative di pace fra Italia ed Austria-Ungheria
Riservato
Eminenza Reverendissima,
Sua Eccellenza il Signor Conte Thurn e Valsàssina, Ministro d'Austria-Ungheria in Baviera, tornato ora a Monaco dopo un breve soggiorno in Vienna, è venuto testé a visitarmi e mi ha detto che Sua Maestà l'Imperatore d'Austria lo aveva messo al corrente sul mio viaggio a Roma 2, incaricandolo al tempo stesso di comunicarmi che Egli è sempre sinceramente disposto ad accogliere proposte di pace da parte dell'Italia per il tramite della Santa Sede, a condizione che l'integrità della Monarchia non sia messa in questione. (L'Eminenza Vostra Reverendissima ricorderà senza dubbio che una simile espressione trovavasi anche nel ben noto foglio contenente i cosidetti Kriegsziele o scopi di guerra dell'Austria). – Ho nella forma più cortese ringraziato il Signor Ministro per tale comunicazione del Suo Augusto Sovrano, e gli ho poi chie-
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sto che cosa Sua Maestà voglia intendere precisamente con quella condizione; se, cioè, la richiesta integrità della Monarchia debba considerarsi come salva soltanto nel caso di una rettifica di frontiera con reciproche concessioni di territori sul confine stesso italo-austriaco, ovvero anche nell'ipotesi di concessioni all'Italia su detta frontiera con adeguati compensi all'Austria altrove, ad esempio nelle colonie. Il Signor Conte mi ha risposto che egli non aveva avuto altro incarico da Sua Maestà, e quindi non era in grado di manifestarmi al riguardo se non la sua opinione personale, fondata sulla conoscenza che egli può avere della situazione. Egli dunque non riteneva ammissibile la seconda delle suddette ipotesi, anche perché l'Austria non ha alcun interesse notevole a fare acquisti coloniali, tanto più che all'Italia non sarebbe possibile di offrire se non colonie di poca importanza, rimanendo naturalmente esclusa la Tripolitania, della quale, del resto, essa non ha più attualmente neppure il possesso di fatto. Ha soggiunto il Signor Ministro che, sempre a suo parere, l'Imperatore, nemmen se volesse, potrebbe accettare un simile accordo, perché la pubblica opinione si rivolterebbe contro di lui; che l'Austria è vincitrice e farebbe già una grande concessione restituendo senz'altro i territori italiani occupati, e che non si vede perché e con quale vantaggio dovrebbe proprio essa compiere ulteriori
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rinunzie. Replicai che ammettevo perfettamente la presente situazione militare dell'Austria, ma che i sacrifici, che la Monarchia danubiana fosse eventualmente disposta a fare, – oltre agli evidenti benefici della pace di cui ha sì profondo bisogno, – le avrebbero arrecato altresì, di fronte al giudizio della Storia, l'incommensurabile vantaggio ideale di aver contribuito efficacemente a far cessare l'orribile flagello che desola il mondo, meritando a Sua Maestà l'ambito titolo d'Imperatore della pace. – La conversazione rimase a questo punto.
Quanto alle due idee, toccate nella venerata lettera personale dell'Eminenza Vostra in data del 18 Maggio <e>3 suggerite l'una nell'indirizzo trasmesso da Monsignor Maglione e l'altra da codesto Signor Ministro dell'Argentina, – siccome erano materie da trattarsi di viva voce (specialmente la seconda, per volontà espressa dell'Eminenza Vostra), e non essendo a me pur troppo possibile, a causa della infelicissima posizione di questa Nunziatura, di parlare col Signor Cancelliere dell'Impero, stimai opportuno profittare della cortesia di Monsignor Ratti, il quale, allora di passaggio per Monaco, doveva poi recarsi a Berlino ed essere ivi ricevuto dal Signor Conte von Hertling. Affidai quindi a lui con ogni premura e segretezza il delicato incarico, rimettendogli il succitato indirizzo da restituirsi all'Eminenza Vostra e pregandolo al tempo stesso di farmi avere
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da Berlino (ove ero più sicuro della posta che non a Varsavia) qualche notizia in proposito. Nulla però ho fino ad oggi ricevuto dal sullodato Monsignore; forse sarà a lui mancato il tempo di scrivermi da quella Capitale.
Finalmente credo utile riferire all'Eminenza Vostra che questo Signor Ministro degli Esteri, tornato ora anche egli da Vienna, ove ha accompagnato i Sovrani di Baviera, mi ha oggi detto che l'Austria aveva in realtà deciso d'iniziare una nuova offensiva contro l'Italia, ma dovette poi sospenderla per timore di tradimenti da parte degli Slavi; è tuttavia probabile che sia intrapresa prossimamente, sebbene, venendo essa condotta dall'Austria sola, si nutra qui poca fiducia nel successo della medesima.
Dopo di ciò, chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione mi pregio confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Protokollnummer rekonstruiert aus Protokollbuch.
2"mio viaggio a Roma" hds. unterstrichen, vermutlich vom Empfänger.
3"e" hds. eingefügt von Pacelli.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 07. Juni 1918 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 6019, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/6019. Letzter Zugriff am: 23.02.2020.
Online seit 02.03.2011, letzte Änderung am 29.09.2014