Dokument-Nr. 1731
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
[Berlin], vor dem 14. September 1923

L'Istituto cattolico di filosofia ("Albertus=Magnus=Akademie") in Colonia, al quale l'"Osservatore Romano" tributò nel N. 87 del 15 Aprile corr. anno applissimi [sic] elogi, "si propone di illustrare il suo programma mediante una serie di scritti, che in forma non periodica debbono costituire dei contributi alla sintesi così urgentemente necessaria dei tesori spirituali del passato colle conquiste dello spirito dei nuovi tempi, le quali si dimostrino feconde e pregevoli".
Tali pubblicazioni si sono iniziate con un volume, che compio il dovere d'inviare all'Eminenza Vostra Reverendissima insieme al presente rispettoso Rapporto, ed il quale sotto il titolo "Problema della conoscenza" (Probleme der Erkenntinis ) riunisce in una nuova edizione varie conferenze e monografie del Direttore di detto Istituto, Sac. Prof. Dr. Switalski, che l'"Osservarore Romano" nel citato Numero mensionata [sic] pure con lode.
L'esame, tuttavia, del volume in discorso non sembra rivelare una speciale conoscenza della filosofia scolastica, quale in verità si attenderebbe da chi è stato chiamato a dirigere un Istituto, sul quale tante speranze ha fondato la S. Sede (cfr. Lettera del S. P. Benedetto XV di f.m all'E.mo Signor Cardinale Arcivescovo di Colonia = 29 Giugno 1920). = Il primo fascicolo del medesimo contiene due monografie concernenti la storia della filosofia moderna (Pragmatismo di William James e Relativismo di Vaihinger,) e due altre risguardanti [sic] materie di importanza secondaria per l'intiero sistema (importanza delle citazioni; psi-
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cologia delle testimonianze su atti di crudeltà, studio questo il quale, coposto [sic] durante la guerra in forma polemica, non sembra troppo adatto per un libro scientifico). = Il secondo fascicolo abbraccia vari scritti di diversa importanza. Nel primo dei medesimi, estratto dal Philos. Jahrb. D. Görres=Ges. 1921 ed intitolato Probleme der Begriffsbildung, (Problema della formazione del concetto), l'Autore espone la dottrina di Aristotele e di Kant sull'argomento; ma il primo, ossia Aristotele, vi è sfavorevolmente giudicato come filosofo "dogmatico" (pag. 12), "mancante di critica" (Unkritisch = pag. 14) e nel quale invano si cerca una soddisfacente risposta a molti problemi della critica della conoscenza (pag. 13). Più accuratamente invece vi è esposto l'idealismo trascendentale di Kant, il cui metodo è costruttivo e sintetico, mentre quello aristotelico è astrattivo ed analitico (pag. 16).
Gli altri studi sono: Zur Analyse des Subjektsbegriffes (Sull'analisi dell'idea del soggetto); Der Wahrheitssinn (Il senso della verità); Die Idee als Gebilde und Gestaltungsprinzip des geistigen Lebens (La idea come prodotto e principio di formazione della vita e dello spirito); Wesensschau und Gotteserkenntnis (Intuizione della essenza e conoscenza di Dio), estratto dal Jahrbuch des Verbandes Katholischer Akademikervereine zur Pflege katholischer Weltanschauung 1922 e che è una critica contro il dilosofo [sic] di Colonia Max Scheler.
Nel volume in discorso lo Switalski si rivela cultore non
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propriamente della metafisica, ma della teoria della conoscenza, ed in questa egli si mostra orientato non tanto verso la Scolastica, quanto piuttosto verso il Neokanzianismo. Il suo sistema non apparisce del resto del tutto corrente. Da una parte, infatti, egli sembra trattare le idee (Ideen) come fisse ed immutabili, in quanto che esse mettono in rilievo ciò che negli oggetti ha valore senza limite di tempo, illuminandoli "sub specie aeternitatis" (II, pag. 122); dall'altra i concetti (Begriffe) non sono per lui semplici immagini delle cose, ma riproducono gli oggetti, secondo che essi appaiono ora da un lato, ora dall'altro nella sfera della instabilità empirica (ib.). Da un canto egli parla di una elaborazione e trasformazione della realtà da parte delle idee (II, pag. 127); dall'altro, egli insegna un lento e progressivo avvicinamento della nostra conoscenza alla realtà (II, pag. 120-121, 127). Egli oscilla quindi tra una filosofia, che si orienta alquanto verso Kant, ed una filosofia, la quale si ricongiunge in qualche modo a Lotze (filosofo tedesco vissuto dal 1817 al 1881), che concepì gli universali come una specie di avvicinamento alla realtà. A base di tale suo sistema di sintesi tra l'idealismo trascendentale ed il realismo critico egli pone il principio che l'ultimo fondamente [sic] della verità della conoscenza è la essenza assolutamente=ideale, Iddio (cfr. II, pag. 57=60), e quindi chiama il suo sistema idealismo realistico teocentrico "teozentri=
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scher Real=Idealismus" (ib. pag. 60). Perciò la crescente penetrazione della "realtà" e della "idea" (che egli chiama "Wille zur Idee" = II, pag. 120) ha la sua fonte in Dio; concetto questo che storicamente si riconnette piuttosto a Leibnitz [sic]. Ad ogni modo il suo sistema non sembra corrispondere a quello tradizionale della filosofica scolastica circa la teoria della conoscenza.
Alquanto strana apparisce in modo speciale la sua dottrina intorno all'"intuizione" (II, pag. 76=77, 82, 124, 144), massime nella applicazione della medesima alla conoscenza di Dio. "Ciò che ci unisce allo Scheler (così egli scrive alla cit. pag. 144) è la convinzione del carattere originariamente intuitivo della conoscenza; la cognizione dell'intelletto precede, anche secondo noi, il lavoro della reagione [sic], ma questo lavoro razionale, analisi, comparazione, congiungimento ed ordinamento, non deve mancare". Ed aggiunge poi: "Anche per noi è chiaro che la certezza della fede in Dio non riposa soltanto sul fondamento razionale, che essa quindi risplende in noi indipendentemente dai processi dimostrativi e che il più delle volte non abbisogna di un ulteriore appoggio di prove. Ammettiamo anzi essere così impossibile di creare tale certezza colle sole prove, come si cercherebbe invano nella storia di produrre la vita mediante combinazioni chimiche! Tuttavia non riteniamo le prove del-
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della esistenza di Dio né per inutili né per false". Sembra difficile di comprendere chiaramente il pensiero dell'Autore in questo argomento; non si vede infatti come colla intuizione si giunga alla certezza della esistenza di Dio, la quale non può essere conosciuta se non mediatamente. Quando poi lo Switalski nega (come si è visto) la possibilità di produrre tale certeezza [sic] colle sole prove, egli sembrerebbe venire a trovarsi in opposizione col noto passo della Sap. XIII e colla definizione del Concilio Vaticano; occorre tuttavia riconoscere che poco dopo, sebbene non senza una qualche incoerenza, egli afferma essere dette dimostrazioni "prove nel senso stretto della parola" (pag. 145).
Il "Memoriale circa la fondazione e l'ordinamento del progettato Istituto Cattolico di filosofia in Colonia, il quale in onore del grande Maestro di Colonia Alberto Magno deve portare il nome di "Albertus=Magnus=Akademie", compilato dallo stesso Sac. Prof. Switalski e che trovasi riprodotto al principio del volume, nonché il discorso d'inaugurazione del primo corso filosofico dell'Accademia medesima (con cui il volume stesso si chiude) da lui pronunziato il 22 Gennaio del corrente anno, e che ha per oggetto "L'importanza dello studio della Scolastica per il tempo presente ed i compiti dell'Albertus=Magnus=Akademie di Colonia", inculcano, sebbene in forma abbastanza vaga (1) lo studio della filosofia
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scolastica ed in particolare dell'Aquinate. E' da augurarsi che l'insegnamento e la formazione scientifica procedano veramente in detto Istituto "ad Angelici Doctorationem, doctrina et principia" (can. 1366 § 2), e che le ulteriori pubblicazioni, le quali dall'Istituto stesso saranno date alla luce, dimostrino un più sicuro orientamento ed una migliore conoscenza della filosofia scolastica che non questo primo volume del suo Direttore.
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(1) Così, ad esempio, si legge a pag. 153: "Innanzi tutto deve essere chiaramente enunciato che una servile riproduzione delle opinioni
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dottrinali tomistiche non solo è né raccomandata né tanto meno richiesta, ma è anzi direttamente contraria allo spirito ed alla lettera delle decisioni della Chiesa. Ciò che si vuole, è l'approfondirsi sincero nei principi costruttivi della filosofia di S. Tommaso, per riempirsi dello spirito in essi dominante, il quale fondamentalmente non è altro se non lo spirito di perfetta obiettività, di accurato esame e di larga sintesi, vale a dire lo spirito del senso filosofico stesso. Qui, nei grandi pensieri fondamentali del sistema, resistenti ad ogni critica, consiste ciò che suol designarsi come "philosophia perennis", nella base incrollabile di evidenti principi, nell'ampiezza abbracciante l'universo della elaborata materia e nel chiaro ed ordinato disegno dell'edificio di tutto il sapere! Il mondare tali principi da ciò che è limitato al tempi e quindi da abbandonarsi è non solo permesso, ma costituisce anzi un incondizionato obbligo del pensatore cattolico."
Siehe Dokument Nr. 13438.
Empfohlene Zitierweise
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom vor dem 14. September 1923, Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 1731, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/1731. Letzter Zugriff am: 01.03.2024.
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