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Dokument-Nr. 316
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 17. Februar 1919

Regest
Pacelli berichtet Gasparri von der zunehmenden bolschewistischen Agitation in Bayern. Er wirft die Frage auf, ob die Arbeiter-, Soldaten- und Bauernräte in Bayern trotz Einberufung des Landtages bestehen bleiben könnten. Es ist zu befürchten, dass sie nicht auf ihre Macht verzichten wollen. In revolutionären Kreisen werden immer mehr Stimmen nach einer globalen Revolution nach bolschewistischen Grundsätzen laut. Diese Bewegung werde von drei Ministern unterstützt, vor allem Eisner. Nach dessen Niederlage bei den Landtagswahlen vom 12. Januar 1919 ist zu erwarten, dass er das System der Räte nun noch energischer unterstützen wird. Bei einer Zentralversammlung der Arbeiter- und Soldatenräte haben vor allem Levien, Mühsam und Landauer flammende Reden für die Räterepublik und gegen die Einberufung des Landtages gehalten. Zwei Vorfälle, die sich kurz zuvor ereignet hatten, haben, so Pacelli, die revolutionäre Stimmung weiter angeheizt: Levien wurde wenige Tage zuvor vorübergehend inhaftiert und der Minister für militärische Angelegenheiten sprach sich für die Bildung einer Bürgerwehr aus. Schließlich wurde eine Großdemonstration für den folgenden Sonntag geplant, die auch von einigen Politikern gutgeheißen worden sei, obwohl sie sich letztendlich gegen ihre eigene Regierung richte. Die Demonstration fand am 16. Februar statt und endete mit offiziellen Kundgebungen der Ziele: Verstärkung der Soldatenräte, Trennung von Kirche und Staat, Aufhebung der Verfahren gegen Levien und Mühsam, die Abschaffung einer kapitalistischen Presse. Levien charakterisierte die Demonstration als Ultimatum gegen die Regierung und den Landtag.
Betreff
Le agitazioni degli elementi rivoluzionari in Monaco
Eminenza Reverendissima,
Facendo seguito al mio rispettoso rapporto N. 11961 in data del 3 corrente, ho l'onore di riferire a Vostra Eminenza Reverendissima circa gli ulteriori avvenimenti, i quali si sono svolti qui in Monaco e che sempre più dimostrano l'incertezza della situazione e la minaccia del pericolo bolscevico.
Il pernio della questione, che agita gli animi, è se i Consigli dei soldati operai e contadini, devono rimanere o no, dopo la convocazione del Landtag, fissata pel 21 corrente. Questi Consigli, i cui membri hanno fatto la rivoluzione del 7 Novembre, che hanno creati i vari Ministri, che fino ad ora hanno comandato in tutto e per tutto, al disopra ed anche senza l'intesa del Governo, e (ciò che forse pesa di più) hanno realizzato degli ingenti guadagni, non possono rassegnarsi a perdere la loro potenza ed il loro danaro. È perciò che non lasciano intentato alcun mezzo onde raggiungere
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il loro scopo, aiutati energicamente dagli Spartachiani, i quali combattono per la dittatura del proletariato e la Rivoluzione mondiale. Negli ultimi giorni infatti si sono moltiplicati i Comizi, le riunioni private e gli articoli della stampa bolscevica in favore del cosiddetto "sistema dei Consigli" e di una nuova rivoluzione, che, come gli Spartachiani dicono, deve per sempre assicurare le conquiste di quella del 7 Novembre.
Tale movimento anarchico o quasi è appoggiato dai tre Ministri socialisti indipendenti, che si trovano al Governo, cioè quello delle Finanze, quello degli Affari Sociali e principalmente quello degli Esteri e presidente del Consiglio, Kurt Eisner. Costui non una sola volta ha dichiarato che rimarrà o cadrà sulla questione anzidetta. Ora poi che, in seguito alle elezioni, non solo dovrebbe lasciare il potere, ma entrare nel Landtag con una votazione, che lo ha confinato agli ultimi posti della minoranza, è naturale che egli con maggiore forza favorisca il sistema dei Consigli, da cui è stato portato al potere e che costituiscono il suo unico appoggio.
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Venerdì scorso si radunò un Comizio numerosissimo composto da tutti i Consigli dei soldati, operai e contadini, e dai rappresentanti del Partito democratico socialista (minoritari). La sala era talmente gremita che il resto delle persone, le quali non poterono in essa trovar posto, si dovettero riunire in un altro locale. Vari oratori propugnarono con veemenza la necessità che i Consigli dei soldati rimangano in tutta la loro potenza, anche dopo la convocazione del Landtag. I più caldi oratori furono il Dr.  Levin, capo degli Spartachiani, Mühsam e Landauer. Essi si scagliarono con violenza contro il Landtag, contro i Ministri non bolsce<vi>1 chi, contro il Governo di Berlino e contro tutto ciò che potrebbe rappresentare il ritorno dell'ordine e della tranquillità nel paese.
Due avvenimenti poi dettero loro un facile pretesto per soffiare nel già acceso fuoco rivoluzionario. Il Levin, che, come gli altri due sunnominati, non è bavarese ma di discussa nazionalità ed è certamente un agente dei Soviets russi, fu pochi giorni innanzi arrestato per motivi di ordine
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pubblico, sebbene, per la deplorevole debolezza del Governo, rilasciato ben presto. Il secondo avvenimento fu un proclama del Ministro degli Affari militari, col quale si progettava la formazione di una specie di "guardia bianca" e si invitavano i cittadini a prendervi parte. Questi due fatti furono abilmente sfruttati dagli oratori del Comizio per appoggiare la tesi della necessità dei Consigli dei soldati, per domandare nientemeno che le immunità parlamentari a favore dei membri di detti Consigli e le dimissioni del Ministro degli Interni, Auer, del Ministro delle cose militari, Rosshaupter, ed anche del Ministro della giustizia, Timm, i quali, sono gli elementi più moderati e serii dell'attuale Gabinetto. Infine fu proposta una solenne dimostrazione per la prossima Domenica, alla quale avrebbe dovuto prendere parte tutto il proletariato e la guarnigione di Monaco.
Eisner, presente al comizio, sostenne la proposta, e dichiarò che egli stesso si sarebbe messo alla testa della dimostrazione. Auer, il quale anche era presente, si disse personalmente contrario alla dimostrazione, aggiunse però che, sicco-
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me il Partito a cui egli appartiene l'approvava esso pure, egli non si opponeva. Quello che appare veramente inconcepibile, si è che membri del Governo prendano parte ad una dimostrazione popolare, la quale in ultima analisi è diretta contro una parte almeno del programma del Governo stesso. Ma gli animi qui son talmente eccitati, che anche ciò, che sembrerebbe più assurdo, può divenire una realtà.
Ieri infatti si è tenuta questa dimostrazione, che aveva allarmato non poco gli animi dei cittadini. Secondo i giornali, vi partecipavano circa dodici mila persone. Il corteo a cui prese parte Kurt Eisner in automobile colla sua Signora e che si estendeva per una lunghezza di un kilometro [sic] e mezzo, portando iscrizioni come le seguenti: "Vendicate Liebknecht e Rosa Luxemburg", "Viva la repubblica russa", "Viva i nostri fratelli russi, i Bolscevichi", "Vogliamo la dittatura del proletariato", "Abbasso l'Assemblea Nazionale", ecc. ecc., partì dalla immensa Theresienwiese e, dopo aver percorso varie strade della città, si raccolse nel Deutschen Teater [sic]. Quivi i capi dei vari partiti presentarono i loro voti ai membri del Go-
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verno presenti, cioè al Ministro Presidente Eisner, al Ministro delle Finanze Jaffé, ed a quello degli Affari sociali Unterleitner. Questi voti si riassumono così: consolidamento dei Consigli dei soldati; abrogazione dei paragrafi concernenti condanne politiche; Annullamento del processo contro Levin e Mühsam; separazione dello Stato dalla Chiesa; distruzione di qualsiasi militarismo; abolizione della stampa capitalistica e creazione di una vera libertà politica per mezzo dell'uguaglianza commerciale e sociale.
Il Ministro Presidente accolse i voti su esposti e dichiarò che, sebbene alcuni di essi non fossero di competenza del Consiglio dei Ministri bavaresi, tuttavia li avrebbe appoggiati caldamente, affermando ancora una volta che rimarrà o cadrà col "sistema dei Consigli".
Dopo di ciò, vari oratori rivoluzionari tennero altri discorsi alla folla radunatasi nuovamente alla Theresienwiese. Mühsam disse che la dimostrazione, la quale costituiva il preludio della rivoluzione mondiale, aveva provato non solo alla borghesia, ma anche al Consiglio dei Ministri, quale forza
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si ergerà contro di loro, se oseranno opporsi alla volontà del popolo. Levin affermò che la dimostrazione medesima era stata un ultimatum al Governo, proclamò che, attraverso il Landtag, il quale non avrà se non una breve durata, il popolo procederà ben presto alla costituzione della Repubblica fondata sul "sistema dei Consigli", e concluse coll'augurio che prossimamente, quando sarà la volta decisiva, il proletariato risponderà ancor più numeroso all'appello. Così il comizio si sciolse. Fortunatamente non si ebbe a deplorare alcun grave incidente.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Hds. eingefügt.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 17. Februar 1919 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 316, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/316. Letzter Zugriff am: 28.01.2020.
Online seit 04.06.2012, letzte Änderung am 29.09.2014